Delusione e vinti

19 maggio 2018

Lo so cosa vuoi dirmi, che siamo maturi come le mele, che non ci siamo fatti. Cosa siamo diventati, quanto sei serio nei tuoi discorsi, mentre beve un bicchiere di erasmus, nelle stanze di un hotel, così perplesso.

Lo so, questi 8 anni senza Sanguineti, e poi?

 

Quanto, giusto il tempo per pensare e pesare questi dubbi, cambiamenti per carnevale, e la forza di un polso, di una morale, che supera tutto quello che mi circonda.

Anello al dito, sguardo nel deserto di una bellissima berbera, nelle cose più complicate della vita, contento.

So tutto, quello che non dici, una tazza di tea, girotondo parole, salti avanti, un lettore cd nell’eastpack.

Mentre tu non mi dici nulla, ma ti assicuro, che posso solo tramutare i pensieri, nella mia più complicata ombra.

Conosco tutto, più di quanto immaginate.  In qualche diario nero scrissi: penso di avere più speranze da quando ho conosciuto la mia vera esterofilia.

 

La vita è così, perplessa, come un dvd che parla dell’est, che io amo tanto. ma tu? ma? tutto queste caos, questa voglia di fare, dire pensare, e sei poi, la vita è tragica?

Mi sembra di lasciar perdere tutto, in effetti, per un pò nella mia stessa vita mi sono visto un pò morto, dentro e fuori.

Risposte.?

Seduti in qualche salotto di una giornata che non ricordiamo, ponendo domande in qualche inglese costruito, in realtà, senza decidere di  cosa fare l’indomani nel mondo, irresponsabili come un palloncino che si rilassa nel cielo, abbiamo capito che la vita non è niente, ma che aiuta a vivere, così, chiudiamo la finestra, ogni sera, in vicolo viola.

 

 

 

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Tutti gli anni e nessuno.

20 aprile 2018

Nel suicidio di persone che, tra scalini di lettere, entrata e macchinetta del caffè non lasciano più niente, della loro vita, dei loro sogni, del loro significato.  Posso dire, con coraggio e con sfida che poi, ad un certo punto,  mi hanno portato fuori da lettere,  e che poi, ho pienamente schiacciato sia il pavimento che il prato, che altre cose.

 

Io non c’ero, però capisco quando la vita finisce,  sono lontano ma devo dirlo con comprensione e fierezza, sto bene, mi sento bene, in questo posto, senza nostalgia lontananza e altro.

 

A tutti, coloro, che lasciano lettere.

Io ti dimostro che siamo in un eterno peccato

1 febbraio 2018

Tu non senti freddo, ne vedi l’anello sotto la doccia, sotto la tua intimità,  sotto i quaderni che non compri più, che non hai mai comprato.

E non faccio i compiti di latino perché davvero non lo ricordavo,  non ho il diario con me.

Io ci prego vero,  alle mie simpatie e nostalgie, a quel male che ho dentro, alla negatività piena di neve, agli aeroporti, massacrati dai viaggiatori.

Come questo, mentre ascolto il tempo che respira tutto quello che io ho di eterno, e tu?

e tu? come ti senti? pensi che sia vero tutto quello che mi dici?

Un caffè in questo aeroporto.

 

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Per certi versi.

13 gennaio 2018

Oggi si conclude un’epoca,  non dirò il perché, non citerò l’incredibile e notizia, un pò paradossale, universale, senza ulteriore sale.  Parlai con Ciarello di queste cose, di come vanno gestite, dei sentimenti dell’inverno del 2004.

Abbiamo fatto tutti delle scelte, mentre scrivo ho una fede al dito,  lui tra qualche ora.

Ma non è questa la perplessità di una laurea, di un compito copiato, oggi si chiude un’epoca,  mentre ascolto per solenne memoria un album dei cccp.

Nei visi riconoscibili più o meno di un gruppo di picciotti da panino patatine e salsa rosa,   con scarpe adidas e zaino pieno di bollini ryanair.

Nella più motivata frase “si stava meglio quando si stava peggio”  si stava peggio e si vivono emozioni da freddo pungente, da birra, da sono ubriaco, da tante cose.

Sono solo quattordici anni,  e una parte di me non dimentica, mentre ho trascorso anni all’inferno, anni da paradiso, anni e solo anni, con e senza me stessa.

L’dea del oltre l’ho copiata da lui.

La verità cari amici,  che io vittima di una solida e solidale emozione nei confronti dei diari, porto con me questo, confuso ricordo.  Come tutti, copiati o non copiati, mi piacerebbe nell’eventualità vedere qualche foto, di pura gioia, non di adesso ma del più dogmatico ricordo.

Io lo so, quanto eravamo già lontani, nel fugace caffè di una mattina,  di un dicembre cosi lontano adesso per noi due, e poi la combriccola del robba, lettere e il parchetto, il mondo, l’Europa, la serietà con la follia, il resto della vita, l’adesso.

Affascinante pomeriggio nell’attesa di una vespa grigio chiaro,  vestiti senza senso, un libro di filosofia, una bottiglia di vino, l’attesa, il tempo, il mio amico, il mio nemico.

I compagni di classe,  nell’esigenza di quel tempo, nel ricercare in quel tempo strade,  e poi, di tutto…..

Persi, trovati, catapultati, reduci, sofferti,  ognuno di noi con le nostre verità. nessun like, nessun commento, silenzio, come il silenzio degli eastpack, le lattine di birra, le etnies.

Tante storie da scrivere, aldilà delle simpatie, oggi si è chiusa un’epoca.

 

Foto anni fà (232)

 

Dove sono? Chi sono?

25 novembre 2017

Luglio novembre amici del Macbook e dei Muse, ho sempre detto una cosa, le moleskine restano sempre più sole, mentre i social sono i nuovi, inutili diari, ove molto spesso, sale l’acido.

Il nostro è stato un trattamento Sve, dietro e contro ogni previsione del tempo.

dietro ogni delusione..

nella noia… nella perplessità.

 

 

 

Non puoi ballare a Praga (2004)

22 luglio 2017

La discoteca dentro un bicchiere di assenzio, sciarpe, pochi soldi, e poi che fai?

Varie classi, interessi pochi, rispetta l’insegnante del tuo corso, oppure fai qualcosa per nasconderti dietro i migliori interessi,  e quella lì che si veste , bona.

Ho portato il lettore cd, i cd per il sesso classe centrico, e 10 birre da un litro, ma c’è l’assenzio, prostituzione,  bei vestiti, richiami, urla e mio cugino.

La disco mi piace, in modo relativo, non efficace, mi piace, dimentico perché bevo, dimentico perché tradisco me stesso.

E

Non puoi ballare a Praga, con quella ragazza perché hai un studentessa in dolce attesa che ti aspetta a Bagheria.

E

Non mi provocare.

Non ho mai conosciuto i ragazzi del corso g o h cosi lontani dal corso c, non ho conosciuto quel gruppo parallelo, ma quel compagno di banco che strattona l’uomo, un pò di strada che avvicina la lingua a quella straniera.

Senso del dovere di compagni di scuola, e quella possibilità di fare un viaggio, forse l’ultimo cosi lontano,

non seppi più nulla di lui, della sua classe, solo nel cesso di scuola, qualche parola.

 

Io ho vissuto quel viaggio diversamente, c’è qualche pagina in questo blog, il resto lo tengo per me.

 

Foto anni fà (205)

 

Ti riporto a casa

17 luglio 2017

ciao 

Mi posso sentire per qualche ora il marchionne dei poveri? Lo spero, come spero di trovare l’amicizia nel viaggio di distruzione. 

Ogni tanto mi chiedo, cosa pensano gli ex della combriccola del robba? Nulla, il silenzio ha trasformato tanti, tutti, e giacche borghesi ne ho indossate tantissime. Quindi posso parlare di tutte queste amicizie colorate! 

Non voglio avere rimpianti, mi sento diretto, comodo, alleato di tutti i miei nemici, alleato nemico, alleato di tutti.

Ho viaggiato, nel labirito di tutte le questioni buone e negative, e ritornando al discorso, ho cercato di ricucire questo dolore, per la combriccola del robba, e poi vennero gli scioccatello, e poi poi….

E poi lo sappiamo, come, credere in queste cose, l’ambiente l’amicizia che scorre, luci di un viale del 2007, silenzioso, avevo atteso il tempo per saltare ed affogarmi da solo, con egoismo, da solo. 

Sono stato oscuro, nel 2006, e mi chiedevo cosa fosse la maturità umana, e poi, erano trascorsi solo due anni dal diploma. 

Ciao 

Mi mancate davvero tutti, sono io che, forse, aldilà di qualche foto, non vi manco per nulla.

Ciao


La lista è lunga

13 luglio 2017

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Sei di tanti posti lontani, non sai da dove arrivare, così grande è stato il salto, forse di tante pagine, ma resterà un segreto.  Scrivere qualcosa è davvero difficile, sento scosse emozionanti, deliranti, un tempo che si stringe, un tempo che si respira.

Definisco gli “scioccateli” un pezzo della mia vita, che non dimenticherò mai,  che sento da tanto tempo, che leggo, che mi riempie di fiducia.

Siamo ancora noi, capovolti e ben vestiti, pronti per viaggi intercontinentali, matrimoniali, belli, luccicanti,  e non ti creare problemi, non lasciare il cuore al caldo, ma fallo vivere.

Sorrisi, parole, sguardi, e per me il tavolo n.6

Nel mio cuore, sempre, sempre sempre tutti voi!

 

 

 

Lettere di luglio

9 luglio 2017

Cerano  le tue materie, non irraggiungibile il tuo corso, e la finestra che racconto. Abbiamo sentito amare discussioni, nel divano apolide di un centro amaro, è luglio e sento lettere di luglio, di cose che ho fatto e non farò piu’.

Amicizie sensibili, passione da settimo piano, inchiostro affogato nelle moleskine, quanto è lontana una storia simile

Non ricordami in questi momenti, non perdonarmi, telefona ai sacrifi della tua vita. 

Cosa manca a questo periodo di gioia e sacrifici, sacrifici epici, e poi sempre nel balcone.

Cerano due ragazzi che ripetevano nel balcone, e poi chiaccheravano di altro, per quanto mi riguarda mi sembra ieri che chiuso al cla della vita mi perdevo in uno studio matto e disperato.

E sono arrabbiato con colui che in realtà rabbia non merita, ma non per qualcosa di insolito ma per non aver scritto, abbastanza su lettere. 

Preferirei 

Matrimoni nelle pagine sparse.

Amici! Grandi e passatempi irraggiungibili seppelliti da cambiamenti, isteriche navi di tempo trascorso, de Andrè nella macchina per  Altofonte.

La mia unica frase blindata, noi ci siamo stati, ci siamo fatti.

Attendo …….. ​

Hanno vinto loro, hanno vinto tutti

25 giugno 2017

Il diritto politico di ridere e festeggiare, di fare foto ricordo, emozioni da vino bianco, perché hanno vinto, tutti, anche loro.

Nelle carriere di lettere, nel passato pseudo politico alla ricerca di voti  e volti, hanno strutturato bene e con fatica tutto, e da uomo delle sofferenze scritte, mi rendo conto che si meritano questo e altro.

Mi tolgo la cravatta, hanno vinto, nessuna delusione d’amore,  stringo la mano, complimenti, era il sogno di tutti, di tanti, ed è vostro.

Scrivo pensando agli accumulatori di delusioni, che devono (come il sottoscritto nel 2012) riscrivere tutto, nella speranza di un futuro migliore.

A guardare certi visi, senza nessuna retorica e malizia, sento la nostalgia politica, del tempo preso per la “politica” e quella voglia di ritornare.

Le repliche non funzionano, abbiamo tanto altro da fare, il punto con me stesso l’ho cucito tanti anni fa.

Conclusioni

Appartenere, vogliamo tutti.

berlino est