La circonvallazione

1 maggio 2019

Non trovare mai parole politiche, mentre prendi un treno verso quello che, spesso si dice, una linea ferrata, traccia nella tua immacolata vita. Possiamo realizzare vangeli, atti per appartamenti con gastrite, alcool venduto dalla Basilora, ma tutto ciò o nulla di tutto ciò, non è nulla.

E’ l’epoca della cucina, è questo lo conosce anche il mio più, comunista di destra o nemico. Io te ne parlo, davanti l’esasperazione letteraria, di una birra o di altro, dai facili consumi e costumi. Infondo, puoi solo dirmi, “e la chiamano estate, miracolata da qualche santo emozionato da paradiso ” anche se, politicamente, non sono certo di questa rivelazione solidale.

La porta

Mi ricordava in questi giorni, un mio caro amico, un compagno di riflessioni e avventure, di una serata particolare, trascorsa tra Martini, rum e pera ed altri liquidi. Strumenti da seconda guerra mondiale, ma in realtà il fatto o il nocciolo del discorso non è questo, ma il gesto arrabbiato di quella che fu una compagna di classe che bussava in modo stressato e quasi commosso la porta di una camera dispersa in un luogo di cui non ho assolutamente memoria, per fermare una fase di sesso, alcolico e poco democratico tra due fascini liceali.

Io e il maestro, prendemmo nota, ingoiando quella pera divenuta rum, con molta probabilità perdendo in un secondo momento i sensi.

Quelli che si hanno quando non hai compiuto nemmeno la maggiore età.

nel frattempo ho acquistato l’ultimo album dei Cranberries
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Vai dove vai

27 aprile 2019

Prega di una forza che, libera l’assoluto dal male, probabilmente in una spiaggia vicino al mare.

Imponiti con l’esercito delle supposizioni, perché sai l’incontro della mente con il resto, che sono paure, ombre.

Sai cosa significa la felicità, la bellezza, salvare una vita.

E sai sicuro di altri significati, e delle paura che girano nei girotondi della vita.

Sia di un polso l’essere e l’essenza.

In assoluta mistica preghiera

Valori Sballati

24 febbraio 2019

Dentro l’onirico di qualche viaggio, più supplementare degli altri, non c’è nulla da dire, se e solo se, qualcuno di noi ha ragione da vendere.

I valori sballati sono unici, autentici, sono tutto quello che negativi pensieri neri ci assalgono.

In qualche modo, l’ombra della luce di Franco Battiato ha una potentissima ragione, vera, e non oscurata da chissà che.

Non c’è nulla da fare o strafare, nei messaggi di una professoressa perplessa da i suoi alunni, che commette il reato di pensare, più o meno, a tutto quello che noi o altri abbiamo commesso.

Non c’è tregua nei pensieri prossimi, ne in quelli stracolmi di interrogativi.

Accedo un lutto, dentro tutti gli esseri.

Del Mac bianco

20 febbraio 2019

Chiedimi del Mac bianco mentre faccio le mie cose nel 2009, non solo perché si tratta di un portatile davvero figo, oltre al fatto che possiede diverse risposte, ma chiedo la verità, nella sua realtà di cose maledettamente vere.

Le occasioni sono come quelle di una città aperta al traffico e alle follie….

E di queste probabilmente ne ho fatto un abuso.

Ma lascio perdere, perché ho capito, che nel deserto, di sabbia verso il sud, e ghiaccio verso il nord, io sono felice.

Riproduci i brani dei

6 febbraio 2019

Diciamo sempre la verità?

Confondi confuso un po’ il sacco di patate, ascoltando il suono drammatico di una cassa.

Nel sole, e poi solo.

E quanto mi spiace, da sogno, sudato e freddo, tutto il resto, per malinconica rappresentazione, il mio essenziale.

Dubbio e dispiacere di un amico, nemico, solitario e solitamente arrabbiato. Ubriaco nella strada, mentre solo il silenzio prende il suo tempo e ascolta.

Cambia la poesia e la scrittura, cambiano i nemici, amici, sulla pelle di tutti.

E cosa ti accorgi del 2009 o del 2010?

In realtà non c’è mai una separazione reale del tempo sull’uomo e l’uomo sul tempo.

Scrivo i miei anni, nel dolore dei problemi e di quella che io chiamo vertigine dell’umanità.

Capitolo XX

Settembre, non è nemico di nessuno se cammini con gli zoccoli e un telefono come quello di Tony Stonem.

Non mi dice nulla, paradossalmente di quello che il nulla vuole dirmi.

A cosa ho dato la mia vita, il mio tempo, il mio fallimento.

Una costruzione piena di riviste e diari, note, silenzi e perplessità.

Una folle corsa, ostacoli, dubbi, e altri dubbi. Non è rimasto più nulla.

Cos’è una tenda, il delirio, il sospetto il sospiro il niente, il non aver nulla sotto i piedi.

Il futuro, mentre c’è un futuro, invece immotivata delusione,

Adesso

Usa la cabina telefonica

29 gennaio 2019

Ci siamo perché non è solo un discorso di Nokia 3330 che non prendono bene, e male che vada gli squilli li faccio. Non conosco esattamente il nome di quella bella scrittura, che con rispetto, a volte, entrava nella mia bic e nella mia moleskine.

Enorme dissenso del pubblico che scrive dal primo piano di lettere, e nessuno dice nulla sia di quel passato, sia di quella nostalgia. Non posso credere a tutti questi silenzi, nemmeno a certi nemici e altre perplessità. Chiedimelo cosa penso, chiedimelo con qualche critica costruttiva. Ma se vuoi non intervenire in questo alito di vento che mi critica con aspro sapore, e mi sembra così lontano un pò tutto.

Nel taccuino scrivo, va molto meglio così, ricercando un punto di vita che non conoscevo da tantissimo tempo. Ma lasciando paradossi, simili quelli di questa vita che mi lascia tanto perplesso, vorrei o non vorrei morire in questa epoca che non mi ha dato abbastanza risposte.

C’è un nome, come verità, mai nascosta, ed è questa colpa di concentrarmi su tante cose cosi volatile, mentre c’è una cultura, c’è una parte di me che vuole imparare, fare dire, duplicare.

C’è l’ansia, c’è qualcosa che annega. Tutto quello che voglio scrivere, e le vere verità che non si scrivono o non si dicono. Dovrei perdermi in un mondo che ha un orologio al polso e parla di Marx e Stalin.

In quel mondo, in quei sospiri di Berlino est, e non altre paure.

Dovremmo in qualche modo, parlare e perderci su queste cose.

e niente più.

C’è una strada.

14 gennaio 2019

Che fai a Capodanno, disse una mia amica persa in qualche universo parallelo.

Epilogo

MAO

Mao da nulla, vestito da liceale del 2000, con una mega sciarpa e qualche maglietta dei nofx, Venne da me e mi disse: devo parlarti.

Ero stupito della sua presenza, non mi ricordavo e non avevo sua memoria. E gli chiesi: Che cosa ci fai qui Mao? Dopo tutto questo tempo?

Mi sorrise, e rispose: c’è qualcosa che ho scoperto, che in realtà abbiamo dentro, ma qualcuno ci ha sempre nascosto, ed io non l’ho mai capito, intuito. Vivere la nostra vita in questi quasi 15 anni, in questo nuvola che soffoca tutto quello che abbiamo.

Era impossibile rimane in silenzio con uno sguardo serioso, c’era una voglia di guardare oltre, capire.

e Poi continuò. ” Molte cose che abbiamo fatto, follie di quei liquidi e amari anni prima dei venti, e tanto altro sono stati veri, è il resto che in realtà, io tu ed altri non abbiamo mai compiuto. “

“Noi da Praga non siamo mai più tornati. “

Fine prima parte

Fatico a farmi grande

20 dicembre 2018

Amici e giornalisti iraniani confusi in viaggi ad Amsterdam. Di ricordo certo, che è un branco. Emozione seria e profumo di libri, libertà e biblioteca e tanto amore. È la gioia, è la gioia della voglia di famiglia. Amici, nel cielo di una stella, una virgola, una buona giornata di freddo, colore grigio, e poi. Sento la gioia, e un liquore nel sangue che mi confonde, mi annulla. E poi c’è la paura del niente. La più meravigliosa paura del niente. Nel passato che spesso leggo, mi nascondo dietro aspettative, fantasie magistrali, cocktail essenziali, ed altro. Lunga è la notte, e la sensazionale voglia di vuoto. Non c’è un esito, un enigma, una conseguenza. Nulla di tutto questo o tutto questo. Nessuno conosce questo esito. Amiche e bambino, vicoli di palermo, corse e rincorse, matrimoni e pluralismo, case. Carezze e dondoli, freddo beduino, soffermarsi a scrivere qualcosa per amici dandy.

Siamo cresciuti bene, nelle passeggiate enigmatiche che servivano a cancellare dolori iniziali da difficoltà linguistiche. Umori e malumori, droghe e amore, dissenso. Ed ancora tanto altro.

Una lente d’ingrandimento che osserva formiche perse tra lo zucchero.

Poi la domanda improvvisa. Che cos’è la vita?

Tu hai una risposta?

Buon natale, che l’Islanda sia con voi.

Ali ali alli

28 novembre 2018

Ci sono enigmi, monete che attendono bombe atomiche.

È la gioia dei sogni, che non riflettono nulla, e mi lasciano perplesso

Me ne stavo in una stanza, piccola, fredda, con profumi acidi adolescenziali, e non stavo mai in silenzio, e non dormivo mai.

Quella stanza disegnava futuro e perplessità.

Disegnava fantasie di studenti non studenti, di mortorio, di Erasmus. E da quale giorno nulla di nuovo, nulla fu più lo stesso.

Qualche granello di verità, abusa da me, nei secoli dei secoli.

Chiederò spiegazioni alla mia verità, inaudita e inascoltata.

Piazza Politeama

13 novembre 2018

È la piazza della mia vita, riflessione apocalittica di un momento, presente e futuro, di anni così lontani e sofferenti, di stranieri così esemplari, di separazioni sorridenti, trasformazioni nel buio, di altro, come fratelli bambini, mio fratello è un bambino.

La piazza riposa, dolce, immobile, un po’ bucata come noi ragazzi dello zoo di Berlino.

Bevo, e mi mancano i miei amici.

Come Amsterdam, così vicina, così lontana da un cesso delle scientifico. E pazzie, come quella della magistrale, io che, sto per comprare casa, io che, guardo il cielo nella sua più lontana ipotesi.

Non dire e pensare, ciò che più è così lontano.

E nella piazza tutto si muove, e nella piazza i loro pensieri.